“Con quanto uomini hai fatto l’amore?”
Che domanda imbarazzante da rivolgere ad un ragazzo di 18 anni. Se rispondi “molti” sei uno che lo dà con facilità. Se rispondi “a pochi” puoi causare inspiegabili imbarazzi al più macho degli uomini, probabilmente poco propenso ad avere sulla coscienza un ragazzo verginello o alle prime esperienze. Paradossalmente succede anche l’esatto contrario. Se sei un ragazzo illibato sei una preda particolarmente succulenta proprio perché lì, lui e solo lui potrà donarti quello che nessuno ha mai fatto, studiare sui muscoli del tuo corpo contratti il piacere che stai provando e darti altrettanto imbarazzanti consigli sulla condotta che dovrai portare da lì in avanti riguardo al sesso.
Fu proprio quello che successe con Lui la prima volta che cercò di fare l’amore con me. “Vuoi fare l’amore?”
Ugh, me lo sta chiedendo! Ho un po’ paura ma… “..Sì”
mi lasciai sfuggire bisbigliando nel silenzio del Bed & Breakfast “…Non posso farlo”
si accasciò sopra la mia schiena “Non ho portato i preservativi, non pensavo che…” “…”
“…vuoi farlo senza?”"
…
“…sì”
riprese esattamente dove si era fermato per bloccarsi nuovamente
“Sai, se qualcun altro te lo chiedesse devi assolutamente rispondere di no! Che ci vuole sempre il preservativo”
Ma se sei sopra di me e stiamo per fare sesso senza preservativo!
…
“… sai, non me la sento”
mi voltai imbarazzato e chiesi a bassa voce “Perché?” “…mah, forse sarà la stanchezza” …
Rispetto.
-
“Con quanti uomini ho fatto l’amore, dicevi?”
“Sì”
“Purtroppo solo uno, e tu?”
Rannicchiato fra le sue braccia cominciai a singhiozzare come un bambino. “Io ho paura di non essere abbastanza, mi sento piccolo, mi sento inadatto” “E’ tutto a posto” “Eppure sto facendo solo disastri! La scuola, mia madre e poi tu… non voglio perderti!”
“E’ tutto a posto” “Scusami, ti sto caricando di così tante responsabilità…”
Mi staccai dal suo petto bagnato dalle mie stesse lacrime per soffiarmi il naso con un calzino raccattato nel buio da sopra il letto. “E’ tutto a posto”
Forse è lì che è finito tutto. Forse è lì che ho capito o ha capito che non eravamo in grado di farci del ben l’un l’altro quanto avremmo voluto. Pochi giorni prima volevo dirgli che dovevamo prenderci una pausa, che non lo vedevo più così affiatato ed interessato come prima o forse ero semplicemente annoiato dalla solidità dei suoi ‘progetti di vita’, così li chiamava. Ero stato inserito nei suoi ‘progetti di vita’, me lo ripeteva spesso. Forse proprio quello sguardo sicuro verso il futuro mi sconvolgeva, io, che ho sempre vissuto con improvvisazione fortuita la mia quotidianità. Quello che non sapevo è che quel passo lo avrebbe ferito per davvero. Non credevo di essere così importante per lui nonostante non passasse ora, minuto, secondo, momento che non fosse a ricordarmelo. Ancora oggi se chiudo gli occhi sento le sue mani attorno al mio viso e la sua voce calda e profonda dirmi “Ricordati che ti voglio bene” anche se da lì a poco si sarebbe trasformata in una cacofonica vocina proveniente dallo speaker del telefono che mi urlava “Non me ne frega un cazzo di te! Lo capisci?! Lasciami in pace!”.
Influenza suina (in inglese swine influenza o swine flu) è il termine con cui ci si riferisce ai casi di influenza provocati da trasmissione endemica di Orthomyxovirus dai suini all’uomo. I virus sono denominati Swine influenza virus (SIV). La distinzione non è basata sulla filogenesi. I ceppi SIV isolati finora sono stati classificati come Influenzavirus C o come uno dei numerosi sottotipi dell’Influenzavirus A[1] Oggi si ritiene che l’influenza suina sia una malattia respiratoria dei maiali causata da un virus influenzale di tipo A. Questo tipo di influenza colpisce con una certa regolarità i maiali. Normalmente gli esseri umani non vengono colpiti da questo virus anche se sono stati documentati casi di contagio (sono stati osservati 12 casi negli Stati Uniti nel periodo che va da dicembre 2005 a febbraio 2009, generalmente tra quelle persone che sono state a contatto con i suini)[2].
Recentemente (aprile 2009) un virus di questo tipo ha contagiato degli esseri umani ed è stata dimostrata inoltre la diffusione da essere umano ad essere umano. Non sono però ancora disponibili dati certi che indichino quanto sia semplice il passaggio del virus da essere umano ad essere umano [3].
Secondo i ricercatori dell’Università di Pittsburgh il virus comparve per la prima volta nel 1918, nel corso degli anni si sono avvicendati periodi di diffusione ad altri di recessione temporanea; dal 1977 il virus accompagna l’influenza stagionale.[4]
“Vuoi stare con me?”
Con te? Ora? E me lo chiedi così?
“Ma io… io non posso… tu vivi così lontano… io sono così giovane”
Il profumo della sua pelle mi stava dando alla testa
“Eddai…”
“No, davvero, non posso…”
“Non farne una tragedia! I problemi che elenchi sono tutti affrontabili!”
“Quindi cosa siamo?”
“Siamo due persone che si vogliono bene! Ciccio, che bello che sei!”
Arrossii.
“V-Va bene, proviamo!”
“Proviamo!”
Un altro bacio. Mi faceva male la lingua.
“La nostra stanza!”
Non potevo non arrossire sentendo quelle parole “La nostra…che?” “La stanza dove dormiremo assieme! E dove faremo un sacco di volte l’amore!!”
Era eccitato come un bambino e non faceva altro che sorridermi mentre spargeva la pittura ‘verde misto’ sulla parete. “Ciccio, Ciccio!! Non sei felice?” “Certo che lo sono, ma sono qui da stamane presto e mi mancano le forze…”
Mi lasciai andare all’indietro coricandomi sul pavimento. Continuavano a riecheggiarmi nella mente le parole di quella canzone.
Explain to me this happiness
That you just got to experience
Or maybe you’re so blessed that
You can’t even remember it all
Lui scese velocemente le scale e mettendosi a quattro zampe sopra di me mi sorrise cercando il mio sguardo in una delle mie smorfie deforma faccia.
“Facciamolo ora!”
“O-Ora?! Ma le finestre sono grandissime, si vedrebbe tutto!”
“E che ci importa?”
Mi baciò.
Quante parole perse sotto i portici cremonesi
Quanti pensieri condivisi fra le più giovani fervide menti ‘geek’ della città delle tre T
E sensazioni di eternità che si insinuavano sotto le nostre maglie
Dal prossimo incontro dell’Otaku club cominceranno gli OtaWorks!
Ogni componente dovrà OBBLIGATORIAMENTE seguire almeno una serie anime autunnale (1 episodio a settimana da 22 minuti circa), un dorama (1 episodio a settimana da 40-60 minuti circa) e una serie anime storica (1 episodio a settimana per 20-21 minuti circa) .
Nel primo e nel secondo caso, ovviamente, la serie sarà visibile solamente in giapponese con sottotitoli in italiano – e in alcuni rari casi in inglese – mentre l’anime storico, nel caso venisse scelta una serie licenziata e BEN ADATTATA in Italia, potrà essere seguito in Italiano senza alcun tipo di problema.
Le serie anime autunnali che andremo a seguire sono le seguenti:
Seitokai no ichizon
un slice of life umoristico, parodia di haruhi suzumiya
OP: http://www.youtube.com/watch?v=8ZlpAPtANgI
Consigliata a: Hasagi
Queen’s Blade
un fantasy ecchi
OP: http://www.youtube.com/watch?v=NSs3VMiUEP8
Consigliata a: Marco
Kuchu buranko
iil capolavoro della stagione, un thriller – azione ambientato nella mente delle persone
OP: http://www.youtube.com/watch?v=n9u4NxYQMEw
Consigliata a: Me medesimo, Sasu-kun, Hasagi-chan, Viola
Kobato
uno shojo con elementi fantasy-majokko, ultimo lavoro delle clamp
OP: http://www.youtube.com/watch?v=cvbBvnA6_x0
Consigliata a: Tsuby-chan
Letter bee
iil solito shonen, ma solo da 13 episodi
o 12, non ricordo
OP: http://www.youtube.com/watch?v=EGRlPdZhROc
Consigliata a: Airo-kun
Kimi ni todoke
uno shojo maturo, risposta a “Le situazioni di lui e lei”. Production IG docet.
OP: http://www.youtube.com/watch?v=Eyg7JsrNxV8
Consigliata a: Tutti
Il DORAMA di questa stagione sarà Bambino!
Commedia ambientata all’interno di un ristorante italiano a Tokyo!
OP: http://www.youtube.com/watch?v=YK3MVy7vwBw
Diversa da te. Diversa da loro. Diversa da molte altre entità e persone.Quel che rimane di noi (io) è racchiuso in tanti piccoli segmenti di coscienza che, sparsi per l’etere e le stazioni ferroviarie del nord Italia, continuano a ricercarsi ed unirsi in un’unica esperienza. Cosa dirà di me il parco del museo naturale di Cremona? Cosa dirà di me il Torrazzo? Cosa dirà di me il divano di Luisa macchiato della mia stessa essenza? Cosa dirà di me il toast alla Pier di Sesto S.Giovanni? Cosa saprà di me mia madre fra vent’anni? Chi sarà in grado di distinguermi in mezzo alla massa, con un mazzo di rose e il cuore in tasca? Cosa diranno di me gli scompartimenti del treno Cremona-Fidenza quando tutto sarà finito? Quando tutto sarà finito.
E quando accadrà, avrò ancora il tempo – e la voglia – di ascoltare quel che avranno da dire di me?