… le situazioni “devo uscire, ma tanto l’ipod è carico quindi non c’è bisogno che io lo metta a ricaricarsi” e a distanza di venti minuti dall’uscita scoprire che è talmente scarico che nemmeno mostra la mela iniziale.
Oggi ho scoperto di avere una nuova personalità. E’ quella che io chiamo “Simoniaca”. (e il suo ricordare il termine “Demoniaca” non è a caso :0 ) Non si tratta di denaro o Simonia, bensì della tendenza ad assumere forma di Simone durante colloqui di lavoro o comunque questioni che riguardando una possibile assunzione. E’ una specie di meccanismo di difesa: quando vedo che l’attenzione del mio esaminatore scema di fronte all’ennesimo ragazzino un po’ maldestro, il tono di voce si fa magicamente più profondo e cupo, l’espressione diventa sicura e fissa sullo sguardo dell’interlocutore e improvvisamente mi spuntano addosso camicia, cravatta e ciuffetto alla Yagami Light.
Come direbbe Sasuke-kun, “cattààh” .
- recent updates . -
- La possibilità di trasferirsi potrebbe essere meno remota di quanto ci si aspetti.
Il 2009 ormai è finito. E sta per avvicinarsi il terribile episodio riassuntivo contenente il recap degli eventi vissuti con tanto di valutazione e commento. Odio quei momenti. Specie considerando che il 2009 è stato l’anno del grande sonno, ho pianto per metà del tempo e subito dopo l’estate ho fatto piazza pulita di persone inutili. L’inventario dei miei rapporti preferirei farlo in un momento diverso da questo periodo di stasi, già.
Il giro di lavastoviglie più raccapricciante della mia vita!
Una cosa che nemmeno Nicholas nel peggiore dei suoi momenti avrebbe potuto combinare! Un tripudio di norme anti-igieniche messe in bella mostra mentre speravo che da un momento all’altro spuntasse Serena che mi dicesse “Ah, ci penso io!” per poi aggiungere “In Cucina abbiamo bisogno di un uomo!” e vedere Barbara spedita verso di lei. Chissà come commenterebbe tutto questo Simone seduto su un sofà nella penombra del soggiorno, mentre coccola la sua nuova conquista under 21.
Sarebbe come rimanere amici dopo la guerra e il reciproco sterminio, ma d’altronde non è la mia storia. E la storia che poteva esserci e che non esisterà mai.
Torno a scandire il ritmo dei Nada Surf con la tosse :p
“Con quanto uomini hai fatto l’amore?”
Che domanda imbarazzante da rivolgere ad un ragazzo di 18 anni. Se rispondi “molti” sei uno che lo dà con facilità. Se rispondi “a pochi” puoi causare inspiegabili imbarazzi al più macho degli uomini, probabilmente poco propenso ad avere sulla coscienza un ragazzo verginello o alle prime esperienze. Paradossalmente succede anche l’esatto contrario. Se sei un ragazzo illibato sei una preda particolarmente succulenta proprio perché lì, lui e solo lui potrà donarti quello che nessuno ha mai fatto, studiare sui muscoli del tuo corpo contratti il piacere che stai provando e darti altrettanto imbarazzanti consigli sulla condotta che dovrai portare da lì in avanti riguardo al sesso.
Fu proprio quello che successe con Lui la prima volta che cercò di fare l’amore con me. “Vuoi fare l’amore?”
Ugh, me lo sta chiedendo! Ho un po’ paura ma… “..Sì”
mi lasciai sfuggire bisbigliando nel silenzio del Bed & Breakfast “…Non posso farlo”
si accasciò sopra la mia schiena “Non ho portato i preservativi, non pensavo che…” “…”
“…vuoi farlo senza?”"
…
“…sì”
riprese esattamente dove si era fermato per bloccarsi nuovamente
“Sai, se qualcun altro te lo chiedesse devi assolutamente rispondere di no! Che ci vuole sempre il preservativo”
Ma se sei sopra di me e stiamo per fare sesso senza preservativo!
…
“… sai, non me la sento”
mi voltai imbarazzato e chiesi a bassa voce “Perché?” “…mah, forse sarà la stanchezza” …
Rispetto.
-
“Con quanti uomini ho fatto l’amore, dicevi?”
“Sì”
“Purtroppo solo uno, e tu?”
Rannicchiato fra le sue braccia cominciai a singhiozzare come un bambino. “Io ho paura di non essere abbastanza, mi sento piccolo, mi sento inadatto” “E’ tutto a posto” “Eppure sto facendo solo disastri! La scuola, mia madre e poi tu… non voglio perderti!”
“E’ tutto a posto” “Scusami, ti sto caricando di così tante responsabilità…”
Mi staccai dal suo petto bagnato dalle mie stesse lacrime per soffiarmi il naso con un calzino raccattato nel buio da sopra il letto. “E’ tutto a posto”
Forse è lì che è finito tutto. Forse è lì che ho capito o ha capito che non eravamo in grado di farci del ben l’un l’altro quanto avremmo voluto. Pochi giorni prima volevo dirgli che dovevamo prenderci una pausa, che non lo vedevo più così affiatato ed interessato come prima o forse ero semplicemente annoiato dalla solidità dei suoi ‘progetti di vita’, così li chiamava. Ero stato inserito nei suoi ‘progetti di vita’, me lo ripeteva spesso. Forse proprio quello sguardo sicuro verso il futuro mi sconvolgeva, io, che ho sempre vissuto con improvvisazione fortuita la mia quotidianità. Quello che non sapevo è che quel passo lo avrebbe ferito per davvero. Non credevo di essere così importante per lui nonostante non passasse ora, minuto, secondo, momento che non fosse a ricordarmelo. Ancora oggi se chiudo gli occhi sento le sue mani attorno al mio viso e la sua voce calda e profonda dirmi “Ricordati che ti voglio bene” anche se da lì a poco si sarebbe trasformata in una cacofonica vocina proveniente dallo speaker del telefono che mi urlava “Non me ne frega un cazzo di te! Lo capisci?! Lasciami in pace!”.
Influenza suina (in inglese swine influenza o swine flu) è il termine con cui ci si riferisce ai casi di influenza provocati da trasmissione endemica di Orthomyxovirus dai suini all’uomo. I virus sono denominati Swine influenza virus (SIV). La distinzione non è basata sulla filogenesi. I ceppi SIV isolati finora sono stati classificati come Influenzavirus C o come uno dei numerosi sottotipi dell’Influenzavirus A[1] Oggi si ritiene che l’influenza suina sia una malattia respiratoria dei maiali causata da un virus influenzale di tipo A. Questo tipo di influenza colpisce con una certa regolarità i maiali. Normalmente gli esseri umani non vengono colpiti da questo virus anche se sono stati documentati casi di contagio (sono stati osservati 12 casi negli Stati Uniti nel periodo che va da dicembre 2005 a febbraio 2009, generalmente tra quelle persone che sono state a contatto con i suini)[2].
Recentemente (aprile 2009) un virus di questo tipo ha contagiato degli esseri umani ed è stata dimostrata inoltre la diffusione da essere umano ad essere umano. Non sono però ancora disponibili dati certi che indichino quanto sia semplice il passaggio del virus da essere umano ad essere umano [3].
Secondo i ricercatori dell’Università di Pittsburgh il virus comparve per la prima volta nel 1918, nel corso degli anni si sono avvicendati periodi di diffusione ad altri di recessione temporanea; dal 1977 il virus accompagna l’influenza stagionale.[4]
“Vuoi stare con me?”
Con te? Ora? E me lo chiedi così?
“Ma io… io non posso… tu vivi così lontano… io sono così giovane”
Il profumo della sua pelle mi stava dando alla testa
“Eddai…”
“No, davvero, non posso…”
“Non farne una tragedia! I problemi che elenchi sono tutti affrontabili!”
“Quindi cosa siamo?”
“Siamo due persone che si vogliono bene! Ciccio, che bello che sei!”
Arrossii.
“V-Va bene, proviamo!”
“Proviamo!”
Un altro bacio. Mi faceva male la lingua.
“La nostra stanza!”
Non potevo non arrossire sentendo quelle parole “La nostra…che?” “La stanza dove dormiremo assieme! E dove faremo un sacco di volte l’amore!!”
Era eccitato come un bambino e non faceva altro che sorridermi mentre spargeva la pittura ‘verde misto’ sulla parete. “Ciccio, Ciccio!! Non sei felice?” “Certo che lo sono, ma sono qui da stamane presto e mi mancano le forze…”
Mi lasciai andare all’indietro coricandomi sul pavimento. Continuavano a riecheggiarmi nella mente le parole di quella canzone.
Explain to me this happiness
That you just got to experience
Or maybe you’re so blessed that
You can’t even remember it all
Lui scese velocemente le scale e mettendosi a quattro zampe sopra di me mi sorrise cercando il mio sguardo in una delle mie smorfie deforma faccia.
“Facciamolo ora!”
“O-Ora?! Ma le finestre sono grandissime, si vedrebbe tutto!”
“E che ci importa?”
Mi baciò.