Ancora devo concludere lo sfoltimento contatti in moderazione (5000 messaggi di mero spam, con consequenziale smerdamento della casella mail) e già mi metto a scribacchiare fra un refresh della pagina e l’altro.
Che dire? Che fare? Cosa si può dedurre da quello che ho scritto negli ultimi mesi?
Nulla di che. La solita “vita da manga” del sottoscritto, come direbbe senpai-Koda. Ci sono io, c’è stato un breve “noi” al quale non vorrei davvero rinunciare, ci sono stati dei cambiamenti radicali all’interno della mia routine quotidiana e poi, beh, rimangono le intemperanze di un ragazzo che vorrebbe davvero sapere dove arriverà.
Non è il futuro a spaventarmi, anzi. Il futuro, la possibilità di cambiamento, arriva ai miei occhi come
“una nave tutta d’oro che potrebbe portarmi via lontano”
anche se in realtà, al timone di quella stessa imbarcazione, posso esserci io ed io solo.
Devo trovare un equilibrio, ma non posso separarmi dallo zaru 16enne bisognoso d’attenzioni che sopravvive ancora in me.
Come far convivere un lato emotivo tanto marcato ad uno indipendente, “adulto”? L’uno? L’altro?
A.G. ,hai mai provato questa sensazione?
Chiedimi, quel che non hai chiesto ad altri Prendi di me, quel che ancora non hai provato Sappi solo, che ogni rosa ha le sue spine
e inevitabilmente, finiremo per ferirci.
TA-DAAAN! Anche io ce la faccio a scrivere ’ste porcate, visto?
A.G. , A.G. , sai che ti ho visto oggi?
Eri lì, ai piedi del mio letto e mi guardavi un po’ torvo. Sinceramente mi chiedo anche in questo momento cosa potesse aver provocato in te quell’espressione di risentimento. Io chiaramente fingevo di dormire, beato, intensificando il russare per non farmi scoprire. La cosa buffa è che ti sei seduto lì, accanto a me, e sei rimasto a fissarmi per almeno un’ora. Da te non mi sarei mai aspettato un tale trattamento. Probabilmente i cambiamenti che stanno avvenendo in questi giorni devono averti colpito, eh A.G. ? Alla fine anche tu, per sopravvivere, hai bisogno di me. Senza la mia ossessione perderesti significato e, “puff”, spariresti nel nulla.
Siamo sulla stessa barca, e i remi li hai buttati tu qualche mese fa.
E, sì, sono uno stronzo. Finalmente tocca a te patire un po’, tié!
Ieri ho fatto una nuova, lieta, conoscenza. Non c’erano fiori dipinti e sfondi eterei stavolta, e la BGM romantica di Versailles No Bara per una volta non è cominciata sfumando. Una persona simpatica, e un po’ ti ricorda. Considerando che sei frutto della mia mente perversa – e delle mie quattro personalità – questo mi pare un’ovvia conseguenza. >_>” Ahhh, A.G. … oggi mi sento un Akachan Ningen, perso nei miei pensieri effimeri. Voglio cominciare a ballare chiedendomi il motivo delle ingiustizie che il mondo ogni giorno ci propina. Perché se nasciamo tutti uguali e sporchi allo stesso modo, ognuno di noi prende vie diverse? Ognuno di noi lambisce i lati di diverse esistenze parallele? E ancora, com’è che ancora devo dare una forma al mio desiderio? Non parlo di aspirazioni, ma di mera necessità mortale . Forse ha ragione Amel >_> (more…)
Scritto alle sei di mattino, sonnolenza permettendo. FORSE correggerò gli errori, spero che i concetti si capiscano xD
Ho messo le manacce su un titolo piuttosto atteso e temuto dall’utenza handheld mondiale : Sto chiaramente parlando di Silent Hill Origins. Molti forse non conoscono lo sviluppo tormentato di questo titolo: inizialmente il gioco prevedeva un gameplay molto simile a quello visto nel quarto episodio della serie BioHazard (Resident Evil, ahimè), 1/3 delle ambientazioni tratto dai capitoli precedenti e un sistema del tutto originale e inedito denominato “Barricade” che rendeva possibile al giocatore la creazione in tempo reale di veri e propri “fortini” di battaglia, barricando l’entrata di un edificio con oggetti facenti parte del mobilio delle stanze affinché nessuno potesse nuocere al protagonista del gioco. Chiaramente questa prima versione implicava una componente action – survival, oserei dire – piuttosto predominante e molti, compreso il sottoscritto, storsero il naso davanti ad uno stravolgimento simile della struttura della serie, che da anni fa dell’inquietudine psicologica il suo fiore all’occhiello.