Il mio problema – “Ti voglio bene”
(…) “Io voglio bene ad una persona con la quale anche solo chatto da anni
come voglio bene alla persona che frequento tutti i giorni
e con la quale passo i pomeriggi
nella speranza di sfondare il monitor e frequentare, un giorno, la prima,
nella quotidianità
Non sono dimensioni parallele
quindi se mai avessi detto che mi volevi bene, sarebbe da interpretare nella misura
“ti voglio bene in questa dimensione di incertezze e nella quale non credo assolutamente”?
si parla di voler bene per gioco?”(…)
E’ così fragile questa parola
“ti voglio BENE”
l’ho sperimentata in più contesti
e in nessuno di questi s’è rivelata veritiera
da una chat, da un amante, da un ragazzo, da un genitore.
A prescindere dalla dimensione in cui mi viene detta
mi rincuora.
Mi fa sentire pieno di speranza,
mi coccola, mi scalda e mi realizza.
Perché se mi vuoi bene allora è fatta!
Voler bene ad una persona è qualcosa che va oltre il tempo e gli episodi!
Quando vuoi bene a qualcuno non puoi dimenticartene, perché ti entra dentro, sotto la pelle
nel cuore stesso.
Ti scrive l’hard disk!
Forse ho voluto troppo bene
forse ho avvicinato a me le persone sbagliate
ma non mi pento di nulla: è nella mia natura offrire il mio affetto incondizionato.
E se il tempo vuole
che si verifichino determinate circostanze
atte ad allontanarmi da queste persone,
prede del mio amore cieco e smisurato,
non smetterò comunque di voler loro bene.
Perché sono le stesse persone che mi hanno regalato emozioni
che hanno composto un altro pezzo del puzzle di Zaru,
che hanno determinato questo o quel cambiamento
in me
in loro stessi
nella nostra dimensione di amici, amanti, fidanzati.
E posso capire che questo mio intervento potrà suscitare l’ilarità di qualcuno, la totale indifferenza in qualcun altro e, chissà, magari stupire chi non mi aspetto,
ma se con le lacrime agli occhi mi sento di dire
“Sì, io sono così; e sono libero dal vostro giudizio” è perché ho preso coscienza del peso delle parole altrui.
So di non essere in grado - forse per la mia giovane età, forse per la scarsa esperienza - di dimenticare qualcuno o qualcosa, e conseguentemente quel che ha significato. Ammetto la mia debolezza.
Ma non vivo nel ricordo.
Perchè sono vivo.
Perchè quelle stesse persone che mi hanno fatto piangere, ridere, emozionare, annoiato, eccitato… me l’hanno dimostrato!
E cerco di fare spazio, sistemare il mobilio emotivo che sovrasta le mie giornate, per tutto quello che ancora devo vivere.
E anche se forse non lo meritate, beh
a chi amo e a chi non mi ama più: Ti voglio bene, e ti ringrazio.
A chi voglio bene e a chi non me ne vuole più: Ti voglio bene, grazie.
Spero che una banalità in più non vi rovini la giornata.
Purtroppo io vivo con estremo entusiasmo la scoperta di queste cose così semplici. Mi emoziono.
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*piange*
Non credo sia una questione di gioventù, o di inesperienza, semplicemente di carattere. Io ragiono esattamente come te, e più vado avanti e più mi rendo conto che continuerò ad essere così, forse a donare troppo e a pretendere, inconsapevolmente, almeno metà delle cose che do. Spesso e volentieri non ti torna quasi nulla. Allora quelli sono i casi, che nostro malgrado, dovremmo dimenticare, ma che forse continuiamo a ricordare per il dolore che ancora ci causano.
A volte siamo “inondati” da un ricevere esagerato e passionale, che dura il tempo di una candela, ma che una volta estinto è perso per sempre.
Rare volte capita che quel “ti voglio bene” duri davvero tanto, che l’altra persona diventi come un affluente al nostro fiume. Ed è uno scorrere dolce e lento, sicuramente meglio di qualsiasi altra cosa
Dimenticavo,
io ti voglio bene davvero,
anche se non ci siamo mai visti.
Spero tu mi capisca e non rida,
se è vero che un po’ ci somigliamo.
Io non ho mai smesso un giorno solo di amarti…
Mi sono sentita ferita…
Ti ho ferito…
Ma il mio amore per te rimarrà sempre…